26 Novembre 2020
SUINICOLTURA A TREVISO: UN SETTORE STRATEGICO PER QUALITA’ CHE VA DIFESO

Compensazioni Iva fino al 10% per allevamenti suini in crisi .La filiera suinicola veneta vale 1,2 mld

 

“L’allevamento suinicolo trevigiano è di altissima qualità. Bisogna fare in modo che questo patrimonio non venga perso a causa dell’emergenza in corso”. Interviene così Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso guardando alla filiera suinicola considerata strategica per il Veneto con un valore di oltre 1,2 miliardi di euro realizzati da 700 mila capi allevati (200 mila in provincia di Treviso). “E’ anche uno dei settori più esposti alle conseguenze delle misure di contenimento della pandemia” continua Polegato “Il livello di quotazioni del prezzo dei suini si è ridotto da marzo a giugno di oltre il 36%, e da ottobre a novembre di oltre il 17%, con una tendenza che è strettamente collegata alla chiusura e alla limitazioni della ristorazione e perdite così importanti mettono a rischio la tenuta stessa dell’intero sistema di allevamento e trasformazione, tenuto conto della destinazione di oltre l’80% dei suini nazionali a salumi di eccellenza DOP”. A completare il quadro il rischio della perdita di centinaia di posti di lavoro nelle stalle dove si allevano maiali per le produzioni blasonate regionali.

L’inatteso aumento delle materie prime per l’alimentazione dei suini che rappresenta quasi i due terzi del costo totale dell’allevamento legato all’emergenza Covid sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte del settore agricolo che – sottolinea la Coldiretti - ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri.

“Una situazione – aggiunge Coldiretti Veneto – che rende strategico il nuovo polo dei Consorzi agrari d’Italia (Cai) con la creazione di un’unica centrale di acquisto con economie di scala che permetteranno di avere mangimi a prezzi più competitivi. Cai rappresenta anche un soggetto in grado di intervenire per salvare i grandi marchi alimentari italiani, come ad esempio il salumificio Ferrarini, per riorientarli verso la valorizzazione delle produzioni nazionali accelerando nel contempo l’internalizzazione del vero Made in Italy.

Ma a preoccupare gli allevatori è anche il rischio di ingresso della Peste Suina Africana sul territorio nazionale contro la quale è necessario tenere alta la guardia fino al blocco delle importazioni di animali vivi da zone che possano rappresentare una minaccia veicolata dai cinghiali, di cui è fondamentale il contenimento della popolazione. Un altro elemento di crisi – spiega Prandini – è rappresentato dall’invasione di carne tedesca e nord europea che ha fatto crollare i prezzi in Italia dopo che la Cina ha limitato le sue importazioni dalla Germania mentre ancora troppe limitazioni pesano sulla vendita dei prodotti Made in Italy al gigante asiatico.

Di fronte a questo drammatico scenario –dice Coldiretti Veneto - è necessario intervenire con urgenza con nuove risorse a sostegno dell’intero comparto suinicolo, a partire dagli allevamenti di scrofe che rappresentano il primo e fondamentale anello della filiera 100% italiana che può contare adesso sull’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello per sostenere il vero Made in Italy e smascherare l’inganno della carne tedesca o olandese spacciata per italiana.

“Occorre salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui, con l’emergenza Covid -19, il cibo ha dimostrato tutta la sua strategicità per difendere l’Europa dalle turbolenze provocate dalla pandemia che ha scatenato corse agli accaparramenti e guerre commerciali con tensioni e nuove povertà” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che si tratta di “un obiettivo che può essere raggiunto solo garantendo un budget adeguato a sostegno degli agricoltori per fare fronte alle nuove sfide ambientali e climatiche e non dipendere dall’estero per cibo e bevande”.

Con il crack della zootecnica – evidenzia Prandini - è quindi importante il via libera agli aiuti per gli allevamenti che risponde alle richieste di Coldiretti e di Filiera Italia di tutelare un settore strategico per il Made in Italy a tavola. Il decreto prevede un incremento del sostegno agli allevamenti di maiali - sollecitato da Coldiretti – con l’aumento fino a 30 euro dell’aiuto già previsto per le scrofe, che oggi è fissato fino a 18 euro, raddoppiando così la dotazione. E’ importante ora – conclude Coldiretti – utilizzare subito questi fondi che, se non utilizzati entro fine anno rischiano di andare persi.

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