7 Agosto 2026
CALDO: COLDIRETTI, ALLARME SICCITA’ PER OLTRE IL 60% DEL TERRITORIO ITALIANO, ALLE STELLE I COSTI PER IRRIGARE

Si aggrava la situazione climatica nei campi italiani con oltre il 60% del territorio nazionale colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave. E’ quanto emerge da una stima Coldiretti su mappe Copernicus, con il caldo record che continua a mettere sotto pressione le campagne italiane e danni che si estendono ormai dal Nord al Centro e al Sud. La siccità colpisce tutte le filiere con le situazioni più gravi per mais, riso, pascoli, soia, oltre a ortaggi, uva, olive e frutta, mentre la produzione di latte nelle stalle è calata del 20%.
In Piemonte la situazione resta particolarmente critica, con un forte deficit di precipitazioni e riserve idriche inferiori del 30% alla norma. Sono in difficoltà riso, mais, ortofrutta, noccioleti, prati e pascoli, con Coldiretti che torna a chiedere un'accelerazione sul piano degli invasi per garantire l'acqua necessaria alle colture e l’attivazione dello stato di calamità, così come la Liguria. In Lombardia e nelle aree risicole del bacino del Po il dimezzamento della disponibilità di acqua  continua a preoccupare le aziende, mentre il mais e le colture estive soffrono sempre più lo stress idrico con perdite fino al 70% in alcune aree. Allarme anche per le zucche nel Mantovano. Nel Veneto e in Emilia-Romagna cresce il ricorso all'irrigazione, con un forte aumento dei costi aziendali, mentre restano sotto osservazione pomodoro, soia, barbabietole e foraggi. A pesare è anche la risalita del cuneo salino. Nel Centro Italia il caldo continua a penalizzare ortaggi, frutta, oliveti e vigneti, mentre al Sud e nelle Isole soffrono ortaggi e pomodori, con il rischio di un calo delle rese. All'emergenza siccità si affianca quella degli incendi. In Sardegna i roghi hanno interessato migliaia di ettari di pascoli e colture, provocando la perdita di animali, alveari, foraggi e strutture aziendali. Dall'inizio dell'anno sono già andati in fumo quasi 75mila ettari di boschi e terreni, secondo l'analisi Coldiretti su dati Effis.

La situazione conferma l'urgenza di investire nella realizzazione di un piano nazionale degli invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica. Oggi l'Italia riesce infatti a trattenere appena l'11% dell'acqua piovana, una quota insufficiente per affrontare periodi di siccità sempre più frequenti e intensi.  Si tratta di un progetto immediatamente cantierabile che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti. I bacini, realizzati con materiali naturali e senza l’utilizzo di cemento, sarebbero destinati agli usi civili e agricoli – spiega Coldiretti -, oltre a rappresentare una fonte di energia idroelettrica rinnovabile. Il piano prevede inoltre il recupero e la piena valorizzazione delle infrastrutture idriche già esistenti. Per affrontare in modo efficace l’emergenza climatica, però, è necessario adottare una strategia complessiva che includa anche la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, così da garantire una gestione più efficiente delle risorse idriche. Una sfida – ricorda Coldiretti - non più rinviabile, considerato che gli eventi climatici estremi hanno provocato negli ultimi quattro anni danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana.

A pesare sulle aziende è anche l’aumento dei costi, a partire da quello del gasolio agricolo necessario all’attivazione dei sistemi di irrigazione. Con la necessità di garantire acqua alle colture in crisi, sono aumentati considerevolmente gli interventi di soccorso. La nuova crisi di Hormuz ha riportato in alto i prezzi con un aumento di quasi 30 centesimi al litro rispetto a inizio luglio, secondo l’analisi Coldiretti su dati della Camera di Commercio di Milano. Se l’annuncio dei negoziati aveva riportato le quotazioni a 1,16 euro al litro dopo il picco di 1,49, il riaccendersi della guerra ha visto schizzare nuovamente in alto i listini, ora a 1,44 euro. Dall’avvio del conflitto in Iran, il prezzo è salito di quasi il 70%.