14 Novembre 2010
60^ GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO COLDIRETTI

COSTA DI ROVIGO (RO) – “Conferito per l’umanità, la dedizione e la professionalità del personale medico e paramedico, nel quotidiano rapporto con i pazienti”. Con questa motivazione Coldiretti Rovigo ha assegnato il Premio San Martino 2010 al reparto di Oncologia medica, struttura operativa complessa (Soc) del Dipartimento oncologico dell’ospedale S. Maria della Misericordia di Rovigo, Ulss 18, diretto dal primario dottor Felice Pasini.
La consegna ufficiale avverrà alla fine della messa solenne della 60^ Giornata provinciale del Ringraziamento, che sarà celebrata nella chiesa parrocchiale di Costa di Rovigo, domenica 14 novembre.
 
«Siamo grati – commenta il direttore generale dell’Ulss 18, Adriano Marcolongo - che un’associazione presente sul territorio come Coldiretti, abbia pensato di attribuire questo riconoscimento sociale proprio al personale di Oncologia, che è, prima di tutto, un’équipe di persone di grande competenza, ma di cui spesso si dimentica l’importante contatto quotidiano che portano avanti con un settore di malati fragili, che necessitano di essere sostenuti dal punto di vista relazionale». «Dietro gli importanti risultati di Oncologia – continua il direttore – c’è un’organizzazione aziendale e di reparto che mette a disposizione del personale tutta l’assistenza e la tecnologia necessaria ad elargire prestazioni altamente qualificate, riuscendo a migliorare, per quanto possibile, la qualità e le speranze di vita».
 
«Il Premio San Martino è il modo di cui disponeva la nostra Organizzazione per riconoscere il valore del personale dell’Oncologia – commenta il presidente di Coldiretti Valentino Bosco – Tanti nostri soci, nelle loro malattie, sono venuti in contatto con Oncologia e si sono sentiti trattati non come numeri, ma con vicinanza e con un’alta carica umana. Ci hanno chiesto che questo fosse riconosciuto».
 
FOCUS
ONCOLOGIA MEDICA SOC
TRA PREVENZIONE E CURA DELLA SOFFERENZA PSICHICA
La struttura di Oncologia medica dell’ospedale di Rovigo conta 7 medici, compreso il primario Felice Pasini, oltre ad altri 3 medici nella collegata struttura semplice (Sos) di Oncoematologia, diretta da Rossella Paolini. Complessivamente vi operano 21 infermieri, coordinati dalla caposala Mara Fiore, 7 operatori socio sanitari (Oss) ed una segretaria di dipartimento, Antonia Giunco. Il reparto degenza dispone di 20 posti letto; mentre nell’ambulatorio/day hospital si fanno visite, chemioterapie e terapie di supporto (trasfusioni, fleboclisi, ecc).
Secondo i dati del 2009, Oncologia ha somministrato circa 5000 cicli di chemioterapia ed effettuato circa 13 mila visite; a queste si devono aggiungere le 3.700 visite e le 700 chemio eseguite dall’Oncoematologia. Una mole di lavoro veramente importante che serve prevalentemente pazienti da tutta la provincia di Rovigo, compreso il comprensorio dell’Ulss 19, con qualche immigrazione di malati dai territori limitrofi.
«Trattiamo tutti i tipi di tumore - spiega il primario Felice Pasini – anche se i più frequenti sono quelli del polmone (come in tutta l’Italia, ma particolarmente qui in Polesine), della mammella e del colon. Ci basiamo su terapie integrate e multidisciplinarità. Di positivo – continua il medico – possiamo affermare che oggi i tumori alla mammella e al colon guariscono nella maggioranza dei casi. E’ però importante che la popolazione aderisca al nostro piano di screening perché più la diagnosi è precoce e maggiori sono le probabilità di guarire».
Ma vi sono tumori che non guariscono e qui entra particolarmente in gioco l’umanità del personale sanitario. «Al di là della professionalità e della tecnica – chiarisce il dottor Pasini – l’aspetto più difficile da trattare è la psicologia generale del paziente oncologico. Il malato oncologico ha un’accezione particolare della vita, che vede ormai alla fine. Il tumore è una malattia “sistemica”, che cioè coinvolge sia gli organi fisici che la psicologia, l’intero essere umano considerato come un tutt’unico. La reale sofferenza psicologica, al di là di quella fisica, che può anche non esserci, porta alla compromissione della persona nella sua globalità».
«Quando durante la cura arriva il momento in cui i farmaci non sono più efficaci – conclude il primario Felice Pasini – non possiamo abbandonare il paziente, ma dobbiamo dare la possibilità di un trattamento continuo, con terapie di supporto che permettano di vivere il tempo che resta con una qualità della vita degna di questo nome».

 

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